I tre dipendenti dell’Aps erano assistiti dagli avvocati Corinne Margueret e Ascanio Donadio, mentre Barillaro ed El Ghouzi erano difesi dalla legale Liala Todde.
La decisione pronunciata nella mattinata di oggi, giovedì 5 marzo, ha chiuso dunque il procedimento con cinque assoluzioni. Le accuse riguardavano, a vario titolo, presunte anomalie nelle timbrature di presenza e l’utilizzo di beni dell’azienda pubblica. Nel procedimento l’Azienda Pubblici Servizi si era costituita parte civile, assistita dall’avvocato Andrea Giunti. L’inchiesta era stata condotta dal Nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri di Aosta ed era stata coordinata dal pm Giovanni Roteglia (che aveva chiesto al gip, senza ottenerla, l'autorizzazione alle intercettazioni).
Per Galletta e Rostagno la contestazione principale era quella di aver falsificato le timbrature di entrata e uscita dal lavoro. Il giudice ha però stabilito che “il fatto non costituisce reato”, formula con cui i due sono stati prosciolti dalle accuse. La procura aveva chiesto per entrambi una condanna a quattro mesi di reclusione e una multa di 300 euro.
Gli stessi due dipendenti, insieme al caposervizio Maurizio Righini, erano chiamati a rispondere anche di peculato d’uso. Anche in questo caso il procedimento si è concluso con un’assoluzione, motivata dalla “particolare tenuità del fatto”. Una valutazione che era stata indicata già nella precedente udienza dallo stesso pubblico ministero.
Stessa formula di proscioglimento anche per l’impresario Salvatore Barillaro e per Mohamed El Ghouzi, finiti a giudizio per una presunta sottrazione di energia elettrica. Anche per loro la procura aveva sollecitato una decisione assolutoria.