Si è tenuto oggi, venerdì 27 febbraio, a Palazzo regionale, l’incontro 'AGRI28: a che punto siamo?', per restituire al pubblico i risultati emersi dagli Stati Generali dell’agricoltura alpina, tenutisi nel mese di ottobre, tracciare una fotografia aggiornata del mondo agricolo alpino e avviare un confronto sulle prospettive future, dopo la pubblicazione delle prime proposte sulla programmazione 2028-2034 dei fondi europei.
L’evento, organizzato dall’assessorato dell’Agricoltura e Risorse naturali di concerto con l’Università della Valle d’Aosta e con la collaborazione di tutti gli enti e le associazioni del mondo agricolo valdostano, è stato introdotto dall’assessore Speranza Girod che ha sottolineato come "con il progetto Agri28 abbiamo voluto mettere il sistema agricolo alpino al centro del dibattito, ascoltarlo e costruire contenuti prima ancora che posizioni. In particolare, abbiamo voluto anche dare voce ai giovani, in occasione di un incontro con 50 studenti delle classi IV e V dell’Institut Agricole Régional. Oggi, con la presentazione degli atti e la condivisione degli esiti dei tavoli di lavoro, rendiamo utilizzabile questo percorso non solo per orientare le scelte regionali, ma anche per contribuire al dibattito nazionale ed europeo sulla futura PAC e per rafforzare il ruolo dell’agricoltura di montagna come interesse generale. Le sfide che ci attendono non sono locali ma strutturali e richiedono alleanze politiche e tecniche tra territori con caratteristiche simili".
Nel suo intervento il Presidente della Giunta, Renzo Testolin, ha poi sottolineato come "nella nostra regione l’agricoltura riveste un ruolo cruciale, con connessioni profonde con molti altri settori, e un contributo fondamentale all’attrattività e alla sicurezza del territorio. È quindi molto importante questa collaborazione avviata con l’Università della Valle d’Aosta, che introduce un approccio di studio e di ricerca, nell’ascolto e nella condivisione con tutto il mondo rurale. L’obiettivo rimane quello di creare le condizioni, economiche e sociali, affinché gli agricoltori, e soprattutto le nuove generazioni, attraverso la valorizzazione della qualità dei loro prodotti e la multifunzionalità e l’innovazione delle loro aziende, possano continuare ad investire e a credere nel futuro di questo settore".
Alessandro Rota, dirigente delle Politiche regionali di sviluppo rurale, ha quindi fatto il punto sullo stato dell’arte del percorso di costruzione della nuova Politica agricola comune-Pac per il periodo 2028-2034 indicando le novità delle proposte regolamentari della Commissione europea del luglio 2025 e le prospettive di attuazione nelle aree alpine, evidenziando i timori che anche a livello regionale dette proposte hanno suscitato. A rimarcare le novità e la sostanziale efficacia delle proposte della Commissione europea per il periodo 28-34 l’intervento, in remoto, del dottor Andrea Incarnati della Direzione generale Agricoltura della Commissione stessa, il quale ha fornito ulteriori elementi sul percorso di costruzione della Pac 28-34 in atto. La docente di Antropologia alpina dell’Università della Valle d’Aosta, Valentina Porcellana, e i ricercatori coinvolti nel progetto hanno fatto il punto sull’avanzamento dell’iniziativa e illustrato i risultati dei tavoli di lavoro organizzati in occasione degli Stati generali dell’agricoltura alpina, il 10 ottobre scorso, e degli approfondimenti realizzati negli ultimi mesi, anche in occasione del workshop di metà gennaio con gli studenti dell’Institut Agricole Régional. Ne è emerso un quadro in cui il modello agricolo locale, fondato su piccole e medie aziende familiari, esprime una flessibilità e multifunzionalità unica, la cui sostenibilità dipende però dalla capacità di ridurre la pressione burocratica.
La comunicazione sta evolvendo da semplice promozione a strumento di riconoscimento, per cui produrre qualità non è più sufficiente se non viene percepito il valore del lavoro agricolo. L’innovazione continua a svolgere un ruolo strategico e il legame tra agricoltura e turismo rappresenta una vera filiera di valore, nella quale senza l’impegno e il presidio quotidiano degli allevatori il territorio perde la sua attrattività. È quindi necessario riuscire a trasformare la passione e il savoir-faire dei produttori in un riconoscimento economico tangibile, garantire la dignità del lavoro rurale e la qualità della vita in montagna.




