Ambiente - 27 febbraio 2026, 16:50

Depurazione e riuso delle acque, dal Mase 60 milioni; opportunità strategica anche per la Valle

Depurazione e riuso delle acque, dal Mase 60 milioni; opportunità strategica anche per la Valle

La Valle d’Aosta, una delle regioni italiane più ricche di risorsa idrica, può guardare con particolare interesse al nuovo Fondo nazionale per la depurazione e il riuso delle acque affinate istituito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Il decreto – pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 38 del 16 febbraio – mette a disposizione 60 milioni di euro nel triennio 2025-2027 per interventi destinati a trasformare il ciclo dell’acqua in una vera infrastruttura dell’economia circolare.

Le risorse saranno ripartite in 12 milioni per il 2025 e 24 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027 e serviranno a finanziare progetti in grado di rendere strutturale il riutilizzo delle acque depurate in ambito agricolo, civile e produttivo.

Per un territorio come quello valdostano, dove la disponibilità idrica rappresenta un elemento identitario oltre che una leva economica – tra produzione idroelettrica, agricoltura di montagna e gestione del territorio – il provvedimento può tradursi in una doppia opportunità. Da un lato c’è il tema ambientale, con la possibilità di migliorare ulteriormente la qualità dei corpi idrici e ottimizzare i sistemi di depurazione; dall’altro quello della gestione efficiente della risorsa, in una fase storica in cui anche le aree alpine iniziano a fare i conti con periodi di maggiore variabilità legati alla riduzione dei ghiacciai e ai cambiamenti climatici.

Il riuso delle acque affinate, finora poco sviluppato nelle regioni montane, potrebbe sostenere l’irrigazione dei consorzi agricoli, l’utilizzo per servizi civili e alcune applicazioni produttive, riducendo la pressione sulle captazioni tradizionali e rafforzando la resilienza del sistema idrico locale.

Il cambio di paradigma indicato dal Mase è netto: la depurazione non più solo come obbligo ambientale, ma come segmento capace di generare valore economico e risparmio di risorsa. Una visione che si inserisce in un contesto valdostano dove il tema dell’acqua è già centrale nel dibattito politico ed energetico, in particolare per il peso del comparto idroelettrico e per la necessità di coniugare tutela ambientale, autonomia gestionale e sviluppo.

A livello nazionale la Puglia ha programmato l’attivazione di 42 impianti di affinamento entro il 2027, con il modello di San Severo – 4 milioni di metri cubi d’acqua all’anno a servizio di 4.000 aziende agricole – indicato come esperienza di riferimento. Il tema sarà al centro anche della prossima edizione di Accadueo, in programma il 26 e 27 novembre 2026 alla Nuova Fiera del Levante di Bari, occasione di confronto tra istituzioni, gestori e imprese sulle tecnologie e sui modelli industriali legati alla gestione sostenibile del ciclo idrico.

Per la nostra regione si apre ora la partita della capacità di intercettare le risorse disponibili con progetti mirati. In un territorio che fa dell’acqua la propria principale ricchezza naturale, investire su depurazione avanzata e riuso significa rafforzare un modello di gestione sostenibile e prepararsi agli effetti del cambiamento climatico, trasformando una dotazione naturale in un ulteriore fattore di sviluppo.

pa.ga.

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