Il Consiglio comunale di Aosta ha approvato nella mattinata di oggi, mercoledì 26 febbraio, un ordine del giorno di solidarietà alle Forze dell’Ordine e, nel contempo, di riaffermazione del valore del diritto costituzionale a manifestare. Il documento è passato con un’ampia convergenza tra i gruppi consiliari, con la sola astensione di Fratelli d’Italia.
Il provvedimento prende le mosse dai recenti episodi di tensione registrati a Torino, durante la manifestazione legata alla vicenda del centro sociale Askatasuna, e a Milano in occasione di iniziative connesse agli eventi delle Olimpiadi invernali, contesti nei quali si sono verificati momenti di forte attrito tra manifestanti e Forze dell’Ordine.
Con l’atto votato oggi, spiega una nota dell'Amministrazione, l’Assemblea comunale ha espresso una ferma condanna per gli episodi di violenza e per ogni forma di aggressione nei confronti degli operatori impegnati a servizio della collettività, comprese le forze di polizia e gli operatori dell’informazione. Allo stesso tempo il Consiglio ha ribadito il valore del diritto costituzionale a manifestare pacificamente, definito come uno degli strumenti fondamentali di partecipazione democratica, da garantire nel rispetto della legalità e dei principi di convivenza civile.
Nel documento viene inoltre sottolineata la necessità di promuovere una cultura del dialogo, del rispetto reciproco e della non violenza, indicati come presupposti essenziali per una convivenza fondata sul riconoscimento dei diritti e delle istituzioni.
La posizione di FdI
Il consigliere di FdI, Manuel Cipollone (foto sopra), ha criticato l’impostazione dell’atto perché considerato un documento “di principio” e non operativo a livello comunale, sostenendo che il Consiglio non dovrebbe limitarsi a inviare prese di posizione al livello nazionale. In particolare, ha detto Cipollone, "non condivido il senso generale di queste iniziative, di spedire lettere e letterine al governo", aggiungendo che Fratelli d’Italia è disponibile a sostenere azioni concrete sul territorio, ma non atti ritenuti ripetitivi o simbolici.
Ha anche ironizzato sul fatto che l’ufficio di presidenza rischi di diventare "un ufficio postale", che tradotto in chiave politica si legge come un 'no' agli ordini del giorno “di indirizzo nazionale” e un 'sì' a interventi locali e operativi.




