Una lettera aperta alle istituzioni regionali per chiedere la rettifica della campagna vaccinale preventiva contro la dermatite nodulare bovina prevista per la primavera 2026. A firmarla è il coordinamento del Movimento Valle d’Aosta Futura, che esprime sconcerto per una scelta ritenuta non proporzionata alla situazione epidemiologica valdostana, dove – viene sottolineato – non sono mai stati registrati focolai.
Nel documento il Movimento evidenzia come il quadro italiano sia in via di normalizzazione, con l’estinzione degli ultimi casi segnalati in Sardegna nel dicembre 2025 e la revoca delle restrizioni, mentre anche in Savoia, area da cui era scattata la zona di sorveglianza che nel 2025 aveva interessato la Valle d’Aosta nel raggio di 50 chilometri, la situazione sarebbe in miglioramento. Viene quindi richiamata la decisione assunta lo scorso anno dalla Regione di procedere comunque con la vaccinazione su tutti i bovini presenti sul territorio, a differenza del Piemonte, che aveva fatto rientrare senza profilassi i propri capi monticati negli alpeggi valdostani.
Valle d’Aosta Futura richiama poi l’attenzione sugli effetti avversi legati all’utilizzo dei vaccini vivi attenuati, citando la letteratura scientifica internazionale che documenta, tra le possibili conseguenze, febbre, anoressia, noduli nel punto di inoculo, calo della produzione di latte, infertilità e diminuzione del peso nei capi da ingrasso, fino a casi di aborto e morte dell’animale, oltre alla potenziale diffusione del virus vaccinale e alla possibilità di ricombinazioni genetiche in particolari condizioni.
Il Movimento precisa di non negare la malattia né di esprimere un rifiuto aprioristico della vaccinazione, ma contesta quello che definisce un approccio riduzionista, nel quale il ricorso al vaccino rischierebbe di diventare una scorciatoia amministrativa non accompagnata da una valutazione complessiva del contesto epidemiologico, ambientale e gestionale. Da qui la richiesta che, in presenza di una campagna obbligatoria e indiscriminata, vengano chiariti il tipo di vaccino che si intende utilizzare, i dati di sicurezza disponibili, la reale proporzione tra rischio e misura adottata e l’eventuale esistenza di alternative praticabili.
Tra queste vengono indicate il controllo dei vettori, la gestione ambientale, il rafforzamento della biosicurezza delle stalle, la riduzione dello stress animale e una sorveglianza clinica attiva, strumenti che secondo Valle d’Aosta Futura dovrebbero costituire la base della prevenzione.
La lettera si chiude con la richiesta formale alla Regione di rivedere il piano vaccinale preventivo per il 2026, richiamando i principi di precauzione e proporzionalità nelle decisioni di sanità pubblica veterinaria.




