La ricerca di personale per il Casino de la Vallée, o meglio per il Grand Hotel Billia approda nell'Assemblea consiliare e accende, anche se in chiusura della prima giornata di Consiglio, il confronto politico. Al centro dell’interpellanza presentata dal consigliere della Lega VdA, Corrado Bellora (foto sotto) - discussa come ultimo punto della seduta di martedì 24 febbraio - le modalità di reclutamento adottate dalla società che gestisce la Casa da gioco.
Il consigliere ha chiesto conto delle eventuali nuove assunzioni alla luce dell’aumento del fatturato e dell’intensificazione dell’attività, sollevando interrogativi sui criteri di selezione per un’occupazione “notoriamente molto ambita”. A rispondere è stato il presidente della Giunta, Renzo Testolin, che ha illustrato i dati forniti dalla società.
Nel 2025 sono stati pubblicati bandi esterni per diverse figure professionali; per quella di coordinatore giochi elettronici17 candidature, cinque idonei e un assunto; per l'addetto regia 37 candidature, cinque idonei, due assunti; per l'addetto attività di controllo 18 candidature, cinque idonei e tutti assunti; per la categoria del tecnico di gioco (croupier) sono 32 le candidature e la selezione è in corso.
Dal 2021, inoltre, è attivo un percorso strutturato di formazione rivolto a giovani valdostani per la qualifica di tecnico di gioco. Sono state 41 le risorse formate, 37 abilitate e 23 ancora in formazione. Complessivamente le selezioni hanno portato a 30 assunzioni, mentre il ricorso alla somministrazione si è attestato su una media di 18 unità annue nel triennio 2023-2025, con carattere temporaneo.
Secondo quanto riferito in Aula, il modello seguito è articolato in tre fasi: formazione, utilizzo transitorio della somministrazione e progressiva stabilizzazione del personale qualificato. Le procedure – ha ribadito Testolin – avvengono secondo il regolamento aziendale aggiornato nel settembre 2025 e in conformità alla legge regionale 20 del 2006, con pubblicazione dei bandi sul sito della società e su quello della Regione.
La polemica sul documento interno
Nella replica, Bellora ha detto apertamente di aver presentato una “interpellanza-trappola”, sostenendo l’esistenza di un documento interno comparso per alcune ore sulla Intranet aziendale il 4 febbraio scorso e poi rimosso. Si tratterebbe di un’iniziativa ribattezzata dal consigliere 'Porta un amico' ovvero il 'Job referral' - pratica in grande espansione in diverse aziende non soltanto telefoniche - con un incentivo di 150 euro in buoni spesa per i dipendenti che avessero segnalato candidati successivamente assunti. Una modalità che, secondo l’esponente leghista, solleverebbe interrogativi sulla trasparenza delle procedure.
Cos’è il job referral
Il meccanismo descritto in Consiglio corrisponde a una pratica di selezione del personale sempre più diffusa nel settore privato – e non solo – nota come job referral o employee referral. Si tratta, in sostanza, di un sistema strutturato di segnalazione dei candidati da parte dei dipendenti, spesso accompagnato da un incentivo economico o in welfare che viene riconosciuto solo nel caso in cui il candidato superi il processo di selezione, venga poi assunto e completi il periodo di prova
Il referral non sostituisce le procedure di selezione, ma rappresenta un canale aggiuntivo di ricerca. Nel recruiting contemporaneo il job referral è considerato uno degli strumenti più efficaci perchè riduce tempi e costi della selezione; aumenta la probabilità di trovare profili in linea con la cultura aziendale; abbassa il turnover e migliora la qualità delle assunzioni. Secondo i dati delle società di ricerca e soluzioni digitali, i candidati segnalati hanno percentuali di assunzione molto più alte rispetto a quelli che arrivano dai canali tradizionali e tendono a restare più a lungo in azienda.
La compatibilità con le procedure pubbliche
Il punto politico e amministrativo della vicenda non riguarda quindi l’esistenza del job referral in sé – pratica diffusa, riconosciuta e sempre più apprezzata nel mercato del lavoro – ma la sua eventuale integrazione con un sistema regolato da norme pubblicistiche, come quello delle società partecipate, dove ovviamente restano centrali la pubblicità dei bandi, la parità di accesso e la tracciabilità delle procedure.
In questo quadro, l’iniziativa attribuita da Bellora all’Amministratore unico del Casinò, Rodolfo Buat (nella foto) - peraltro pensata per il solo Grand Hotel Billia e non per la Casa da gioco - si configura come un canale di recruiting interno basato sul job referral e secondo il consigliere sarebbe da valutare nella sua compatibilità con il regolamento assunzioni e con la normativa regionale. Il confronto resta quindi aperto sul tema delle strategie di reclutamento del personale in una fase di innegabile crescita dell’attività complessiva della Casa da gioco. Con un elemento di fondo: strumenti come il job referral, ormai standard nelle politiche della gestione del personale, entrano per la prima volta nel dibattito pubblico e politico regionale.




