Religio et Fides - 22 febbraio 2026, 06:03

'La tentazione e il peccato di Eva', 1808 - William Blake (1757-1827)

'La tentazione e il peccato di Eva', 1808 - William Blake (1757-1827)

Sulla scia di quanto detto domenica scorsa, possiamo vivere la quaresima in un’ottica di pratiche da fare per metterci a posto la coscienza o per dimostrare a Dio quanto siamo bravi oppure come un tempo bello e prezioso per rimettere al centro l’amore e la fiducia nella relazione con il Signore e con le persone. Prendiamo spunto per la riflessione dalla prima lettura, tratta dal libro della Genesi, nella quale è raccontato il peccato dell’uomo e della donna che disobbediscono a Dio mangiando il frutto (non si specifica quale e non si tratta di una mela) dell’albero proibito. Non si tratta di un fatto realmente accaduto bensì di un racconto mitico che ha la funzione di consegnarci alcuni messaggi utili e preziosi per l’esistenza. Il diavolo fa leva su due punti deboli che l’umanità si porta dentro sin dalle origini e che anche oggi rischiano di disorientarci e addirittura di avvinghiarci ed intrappolarci com’è ben evocato dall’illustrazione. La tentazione e il peccato di Eva (1808) stampata e poi dipinta dal pittore, incisore e poeta britannico William Blake (1757-1827), uomo di grande immaginazione, visionario, libero dagli schemi convenzionali del tempo, seppe elaborare una visione indipendente da precetti cattolici o anglicani. Il primo punto debole lo si deduce da queste parole che il demonio rivolge ai due: “Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio”. Diventare come Dio simboleggia il voler essere ciò che non siamo e che non potremo mai essere. E’ non accettarsi, è pensare che non andiamo mai bene, che per piacerci dobbiamo diventare di più, dimostrare di più e questo va ad influire la relazione con gli altri e con il divino. Certo, nella vita si può e si deve migliorare ma è altra cosa pensare che per amarmi devo raggiungere un livello ideale che mi sono immaginato e che non corrisponde alla realtà. Quando mi relaziono con Dio, penso di essere sempre in difetto? Certo non siamo come Lui e non potremo mai esserlo però dobbiamo credere che ci considera suoi figli perciò sempre preziosi e degni di accostarci alla sua presenza. Se prego, se compio partiche religiose o devozionali, se accedo ai sacramenti non è per guadagnare punti bensì per ricordarmi che per Lui valgo sempre. All’inizio della quaresima riscopriamo la bellezza di sentirci preziosi per Dio non perché facciamo cose ma per il fatto stesso che esistiamo. Veniamo al secondo punto debole che affligge l’umanità e che possiamo dedurre dal passaggio dove il diavolo dice all’uomo e alla donna: “Non morirete affatto!”. E’ instillare il sospetto su Dio, sulle sue intenzioni e sulla sua lealtà. Tutti ci portiamo dentro un sottile dubbio che il Signore 'non ce la conti giusta', che sotto sotto sotto vi è ’ un inganno', che nella relazione con Lui ci sia un qualche cosa che non torna, come quando si deve firmare un contratto e ci sono le postille scritte in piccolo che ti instillano  il dubbio che ti vogliano ingannare. Il fatto che Dio sia Padre, che ci ami, che ci perdoni sempre, che ci stimi, che sia sempre presente, che non sia un punitore ed un castigatore a volte ci sembra esagerato ma le misure di Dio non sono le nostre e il suo modo di guardare noi e la realtà travalica l’umana immaginazione. All’inizio della quaresima ritroviamo la fiducia nel divino, ciò che ci ha rivelato Gesù non è illusione ma verità, la Trinità ci ama davvero e desidera soltanto che ci relazioniamo con essa. La riflessione non vale soltanto per il nostro rapporto con Dio ma anche con gli altri: il mio valore non cambia a seconda di ciò che gli altri dicono di me e devo imparare a guardare le persone non con una diffidenza di fondo ma con fiducia, si vive male in una realtà nella quale pensiamo che occorre guardare con sospetto chiunque. Possiamo prendere questo impegno per la prima settimana di quaresima: guardare con altri occhi noi stessi, Dio e gli altri. Troviamo uno spazio di tempo per fermarci ed intrattenerci con il Signore per guardare sotto la sua luce l’esistenza: riconosciamo i nostri punti di forza e le nostre bellezze; andiamo a leggere qualche brano biblico che risvegli in noi la fiducia nell’amore infinito che Lui ha per noi; guardiamoci attorno, sì vedremo anche persone che ci hanno delusi e ferito ma anche tante altre che sappiamo che ci sono amiche e delle quali possiamo fidarci. 

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it

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