Religio et Fides - 15 febbraio 2026, 06:03

'Wrapped Fountain' (1968) - Christo e Jeanne-Claude

Lettura d'arte domenicale a cura di Don Paolo Quattrone

'Wrapped Fountain' (1968) - Christo e Jeanne-Claude

“Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento”. Con queste parole si apre il brano di Vangelo, siamo ancora nel capitolo cinque di Matteo sulla scia delle beatitudini e Gesù intende far comprendere ai discepoli e a noi che la sua intenzione è di inaugurare una nuova relazione tra Dio e l’uomo basata sulla fiducia e sull’amore e questo deve valere anche nei rapporti tra persone. Gli scribi erano le guide spirituali del popolo, avevano l’autorità per insegnare e trasmettere la Legge e tutta la tradizione. I farisei erano quelli che si vantavano di osservare tutto quello che gli scribi insegnavano ma questi, così come i sacerdoti, avevano perso di vista l’amore per Dio e per il prossimo, la religiosità era ridotta a pura osservanza di precetti e norme. Anche oggi c’è il rischio smarrire il cuore della fede, perdendosi nell’esteriorità, preoccupandosi di mettere paletti, di stabilire confini così che Dio e la vita delle persone passano in secondo piano chiudendo tutto dentro schemi e norme puramente umani. Gesù viene a riportare al centro Dio e la persona che erano spartite dalla religiosità di quel tempo e occorre farlo anche oggi! Inizia ponendo l’accento sul comandamento del non uccidere che non si riduce al non sopprimere una vita ma ci ricorda innanzitutto che possiamo uccidere gli altri con le parole, disprezzando, giudicando, incasellando, creando divisioni, pretendendo di decidere chi è dentro o fuori la Chiesa, chi è in comunione o meno con l’amore di Dio. Gesù inoltre evidenzia che la relazione tra individui è strettamente correlata a quella con Dio, come possiamo celebrare liturgie anche belle e solenni se non sappiamo curare i rapporti tra noi, se non sappiamo perdonarci? Stare bene con Dio implica lo stare bene tra noi. Gesù poi pone l’accento sul comandamento: “Non commetterai adulterio” che noi abbiamo distorto e stravolto in: “non commettere atti impuri”. L’adulterio è richiamo a riflettere sulla fedeltà nelle relazioni e questo vale nei confronti di Dio così come delle persone che non sono oggetti dei quali impossessarci: se prego non lo faccio per portare il Signore là dove voglio io, oppure per tenermelo buono, o per sperare che tutto vada bene come se fosse un amuleto. Allo stesso modo le persone non esistono solo per soddisfare i nostri desideri, per sottometterle alle nostre esigenze. La relazione con il Signore e con gli altri richiede impegno, disponibilità, volontà di mettere da parte il proprio io, capacità di ascolto e di dialogo. Gesù pone anche l’accento su quella norma che consentiva al marito di ripudiare la moglie, qualunque cosa trovasse spiacevole in lei era sufficiente per mandarla via e così finiva con il trovarsi in grave difficoltà economica ed esistenziale. Era una legge a vantaggio dell’uomo penalizzando la donna che era sempre in balia del coniuge che poteva fare di lei ciò che voleva. Gesù desidera recuperare la serietà e la dignità nei rapporti tra umani e con il divino. Nei confronti di Dio non siamo dei sottomessi e non siamo degni di Lui solo quando ci comportiamo bene, quando diamo il meglio ma ci considera sempre preziosi, sempre all’altezza di poterci relazionare con Lui, di stare alla sua presenza, di accedere al suo amore, di pregare e di celebrare. Infine Gesù con queste parole: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti… Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno” invita alla sincerità, alla verità, alla trasparenza e questo vale sia quando ci relazioniamo con il Signore sia con gli altri.  (1935-2020) e Jeanne-Claude (1935-2009), sono una coppia di artisti che hanno lasciato un segno importante nell’arte moderna e contemporanea, celebri per aver interagito nel paesaggio con installazioni di grandi dimensioni e per aver impacchettato edifici per invitare il pubblico a guardarli con altri occhi come nel caso di Wrapped Fountain (Fontana avvolta) del 1968 dove impacchettarono a Spoleto la fontana seicentesca la cui forma ricorda la facciata di una chiesa. Guardiamo con nuovo sguardo la relazione con Dio e con gli altri ponendo al centro l’amore e la fiducia, leviamo diffidenze e paure, può essere una buona premessa per iniziare nell’ottica giusta il cammino di quaresima ormai alle porte.

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it

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