Senza giri di parole, senza retorica: è storia. La Tigre di La Salle, Federica Brignone, ha fatto quello che sembrava impossibile. Ha vinto l’oro nel SuperG delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, l’unica medaglia olimpica che mancava al suo palmarès e quella che l’Italia inseguiva da quasi un quarto di secolo in questa specialità. Non è solo una vittoria. È una sfida alle probabilità. Meno di un anno fa c’era un infortunio pesante, di quelli che fanno temere il peggio. Il ritorno alle gare con poche apparizioni ufficiali, il ritmo da ritrovare, la condizione tutta da ricostruire.
E invece, nel giorno che conta, Brignone ha tirato fuori il meglio. Sulla Olympia delle Tofane, una pista che conosce e ama, ha sciato d’istinto e coraggio. Non una manche perfetta, ma viva: linee aggressive, qualche sbavatura, la sensazione costante di essere al limite. Proprio lì dove si vincono le medaglie.
Il cronometro ha detto tutto: 1’23”41. Dietro, staccate, Romane Miradoli a 41 centesimi e Cornelia Hütter a 52.Un margine netto, da campionessa.
si è fidata. Di sé, della pista, dell’esperienza. Il SuperG, intanto, ha presentato il conto a molte. Tante uscite, errori, linee spezzate. Anche Sofia Goggia ha dovuto alzare bandiera bianca mentre stava costruendo una buona prova. Completano il bilancio azzurro il quinto posto di Laura Pirovano e il settimo di Elena Curtoni.
Ma oggi il centro della scena è uno solo. Brignone non ha semplicemente aggiunto una medaglia. Ha chiuso un cerchio. Ha trasformato una rincorsa in certezza. Ha dimostrato, ancora una volta, che il talento conta, ma la testa conta di più.E quando entrambe lavorano insieme, l’oro diventa quasi inevitabile.




