Oltre seimila pagine di intercettazioni audio-video, investigazioni documentali, interrogatori talvolta drammatici. Dalle carte della Guardia di Finanza sul presunto riciclaggio e 'giro' di denaro illecito 'smaltito' nella Casa da gioco valdostana emerge un quadro che va ben oltre i singoli episodi sospetti: secondo gli inquirenti, una componente cruciale del Casino della Vallée di Saint-Vincent sarebbe stata di fatto (e all'insaputa dei vertici dirigenziali) nelle mani di due porteur, Antonio Fiocca e soprattutto Pietro Circosta, indicato come il vero dominus operativo delle operazioni di cambio e movimentazione del contante illecito.
Una dettagliata annotazione di polizia giudiziaria parla esplicitamente di “aspetti allarmanti circa la facilità/possibilità di riciclare denaro provente di delitto presso l’ufficio cambio e fidi del Casino de la Vallée” e colloca Circosta e Fiocca al centro di questo meccanismo.
Le immagini acquisite dal sistema audio-video installato negli uffici dalle Fiamme Gialle, scrivono gli investigatori, mostrano in più occasioni Circosta consegnare e maneggiare “diverse mazzette di banconote precedentemente inserite in appositi sacchetti sottovuoto”. Ma non solo: il passaggio chiave è quello in cui Circosta e Fiocca, secondo la ricostruzione della Gdf, portano materialmente il denaro negli uffici, lo aprono, lo “spacchettano”, lo riorganizzano e lo rimettono in circolo dentro la Casa da gioco.
Un comportamento che per gli inquirenti non è neutro né casuale. Anzi, viene sottolineato come la conservazione delle banconote sottovuoto sia una tecnica tipica della criminalità per preservare il denaro e ridurre il rischio di tracce. E quando le mazzette sono state “lavorate”, scatta l’altra preoccupazione: far sparire gli involucri. Nelle conversazioni intercettate si sente chiaramente parlare della necessità di “buttarli fuori”, di eliminarli lontano dagli spazi del Casinò, proprio per non lasciare segni.
Le cifre che passano da quell’ufficio sono tutt’altro che marginali. Le carte riportano che in circa quindici giorni Circosta avrebbe consegnato 160.000 euro, di cui circa 100.000 in mazzette sottovuoto. Numeri che, messi insieme alle modalità operative, rafforzano – per la Guardia di Finanza – l’ipotesi di un flusso strutturato di denaro e non di episodi sporadici.
Il cuore dell’impianto accusatorio, però, sta nella definizione dei ruoli. Gli investigatori scrivono che Circosta effettua ogni operazione all’interno del Casino sfruttando il contratto di porteur intestato ad Antonio Fiocca, lasciando intendere che Fiocca sia, nei fatti, una “testa di legno” anche se molto ben remunerata e assai operativa. Circosta, al contrario, viene descritto come “l’assoluto punto di riferimento dei clienti procacciati e dei dirigenti del Casino” e come colui che “raccoglie, trasporta e ricicla ingenti somme di denaro all’interno della casa da gioco”.
In una frase intercettata e riportata negli atti, la situazione viene fotografata senza giri di parole: "(omissis) è il nostro referente… quello che fa le operazioni… il Circosta della situazione… ma il titolare è (omissis)”. Per gli inquirenti, è la conferma di una gestione sostanziale concentrata su poche figure, al di là delle intestazioni formali.
La Guardia di Finanza individua anche il luogo simbolo di questo presunto sistema: l’ufficio Cambio e Fidi el Casinò, definito “locus commissi delicti”, dove – sempre secondo l’ipotesi investigativa – il reato di riciclaggio verrebbe favorito bypassando i controlli valutari e antiriciclaggio. Ed è lì che, secondo la ricostruzione filmata dagli inquirenti, Circosta entra con il contante, lo apre, lo maneggia, lo “spacchetta” e lo rimette nel circuito.
Non solo. Le somme consegnate, scrivono gli inquirenti, garantirebbero ai porteur un duplice ingiusto vantaggio: da un lato l’aumento dell’ammontare del denaro “cambiato” (e quindi delle spettanze), dall’altro la possibilità di ripulire denaro di provenienza illecita. E le spettanze dei due porteur, come dimostrano alcuni documenti contabili riportati nel fascicolo di indagine, in due anni sono pressoché triplicate.
Quanto alla logistica, Circosta non si limiterebbe al Casinò: secondo la Guardia di finanza, si avvarrebbe anche di altri soggetti incontrati negli spazi e nelle camere d'albergo dell'Hotel Billia, segno di un’organizzazione che si muoverebbe anche fuori dagli uffici ufficiali.
Ipotesi investigative, suffragate da registrazioni audio-video tutte da verificare in sede giudiziaria. Ma dalle carte emerge un’immagine pesante: quella di un Casinò in cui, almeno per questo snodo decisivo, eludendo i controlli tramite estese complicità (le indagini sono attualmente in corso) i due porteur avrebbero avuto in mano le leve operative, con Circosta nel ruolo di uomo che porta i soldi, li apre e li redistribuisce negli uffici, e Fiocca come copertura formale. Un sistema che, per gli inquirenti, non profuma di improvvisazione, ma di gestione organizzata del contante.




