È iniziato oggi nella Casa circondariale di Brissogne lo screening per l’epatite C rivolto all’intera popolazione detenuta. L’iniziativa rientra nel programma di prevenzione e tutela della salute promosso dalla Usl della Valle d’Aosta, in collaborazione con la Direzione sanitaria del carcere, la Struttura complessa di Malattie infettive e il Servizio per le Dipendenze patologiche-SerD.
L’obiettivo è ambizioso ma chiaro: individuare precocemente i casi di infezione da HCV e avviare tempestivamente le terapie, puntando all’eradicazione del virus anche in un contesto complesso come quello penitenziario.
"La riorganizzazione e il potenziamento dei servizi sanitari nella Casa circondariale rappresentano una delle principali sfide attualmente in atto – spiega il dottor Antonio Trogu, nuovo direttore sanitario del carcere di Brissogne da ottobre 2025 –. Lo screening per l’epatite C fa parte di una serie di azioni mirate all’introduzione di standard di cura adeguati anche in ambito penitenziario".
Sottolinea la valenza sanitaria e sociale dell’iniziativa il direttore sanitario della Usl, dottor Mauro Occhi: "Diagnosticare e curare persone che sono di fatto ai margini dei percorsi sanitari consente di bloccare la trasmissione virale e contribuire al target dell’eliminazione dell’infezione in Valle d’Aosta. È un obiettivo di altissima rilevanza sociale, che non può essere considerato secondario. L’alleanza terapeutica tra Malattie infettive, SerD e servizi sanitari carcerari è un segno concreto di civiltà e cooperazione".
Anche la direzione della struttura penitenziaria evidenzia il valore del progetto. "Il programma – commenta Gianpaolo Fulvio Tempesta, direttore della Casa circondariale di Brissogne – va nella direzione della proficua collaborazione in atto in Regione tra i servizi penitenziari e quelli sanitari".
Dal punto di vista clinico, il carcere rappresenta un contesto strategico per un’azione di sanità pubblica mirata. "Il contesto penitenziario – spiega la dottoressa Silvia Magnani, direttrice della Struttura complessa Malattie infettive – consente di effettuare uno screening a tappeto e la successiva eradicazione dell’infezione, arrivando a un risultato di completa eliminazione del virus".
Dopo lo screening già effettuato sui detenuti con problemi di tossicodipendenza, l’attenzione si estende ora a un’altra fascia particolarmente fragile. "Spesso – osserva il dottor Gerardo Di Carlo, direttore del SerD e psichiatra in servizio a Brissogne – si tratta di persone esposte a maggior rischio di contagio a causa dell’uso di sostanze o di condizioni di vita marginali".
L’epatite C è una malattia del fegato causata dal virus HCV, trasmesso attraverso il contatto con sangue infetto. Nella maggior parte dei casi l’infezione resta asintomatica per anni, ma può evolvere in forme gravi come cirrosi o carcinoma epatico. Si stima che circa l’80% delle persone infette non sappia di esserlo fino alla comparsa dei primi sintomi. Proprio per questo la diagnosi precoce è fondamentale, anche perché non esiste un vaccino efficace, mentre le terapie disponibili oggi permettono, se il virus viene individuato in tempo, altissime percentuali di guarigione.
Il rischio di contagio è legato, tra l’altro, all’uso di droghe per via endovenosa con condivisione di strumenti, a pratiche come tatuaggi o piercing eseguiti senza adeguate condizioni di sterilità, alla condivisione di oggetti personali taglienti o a rapporti sessuali non protetti.
L’iniziativa avviata a Brissogne conferma l’impegno della Usl nel garantire equità di accesso alle cure e nel promuovere interventi di prevenzione e salute pubblica anche all’interno del sistema penitenziario, con l’obiettivo di tutelare non solo i detenuti, ma l’intera collettività.




