Le Tiroir - 22 gennaio 2026, 21:45

Fibromialgia e cure negate ai non residenti: una domanda alla sanità valdostana

Una residente al confine con la nostra regione ha scritto nel Tiroir de Laprimalinea per portare all’attenzione dei lettori una vicenda personale che crediamo riguardi non solo lei, ma il funzionamento stesso del servizio sanitario pubblico

Fibromialgia e cure negate ai non residenti: una domanda alla sanità valdostana

Sono malata di fibromialgia da diversi anni e vivo a Settimo Vittone, comune piemontese confinante con la Valle d’Aosta. Nei giorni scorsi ho scritto anche all’assessore regionale alla Sanità, Carlo Marzi, perché quanto mi è stato comunicato il 21 gennaio 2026 dalla Usl valdostana mi ha lasciata senza risposte e, soprattutto, senza cure.

Mi è stato infatti notificato il rifiuto dell’accesso alla terapia GAE (ozonoterapia in vena) presso l’ospedale Parini di Aosta, motivato esclusivamente dal fatto che non sono residente in Valle d’Aosta. Una decisione che mi ha colpita profondamente, anche perché si tratta di una terapia che avevo già effettuato nel 2023, tra aprile e agosto, con benefici significativi nella riduzione del dolore.

Nel settembre 2025 avevo sostenuto una nuova visita con il radiologo proprio per poter riprendere il percorso terapeutico: il medico mi aveva dichiarata idonea e stavo semplicemente attendendo la comunicazione della data di inizio. Nel frattempo, però, le mie condizioni cliniche sono peggiorate sensibilmente: dai 12 tender point su 18 rilevati nel giugno 2024, sono passata a 16 su 18 nella visita di controllo del dicembre 2025.
Per chi non lo sapesse, i tender point sono aree del corpo estremamente dolenti al tatto. Oggi, a 49 anni, faccio fatica anche a compiere gesti semplici come caricare una lavastoviglie o passare l’aspirapolvere.

Avevo riposto molte speranze in questa terapia, anche perché l’ospedale Parini è l’unico centro del servizio sanitario nazionale nel Nord-Ovest a praticare la GAE. In Piemonte, infatti, non esistono strutture pubbliche o convenzionate che offrano questo trattamento: viene praticato solo in alcuni centri privati, con costi proibitivi per seduta. Essendo disoccupata da alcuni mesi, per me l’accesso al privato è semplicemente impossibile.

Mi chiedo allora — e l’ho chiesto anche formalmente all’assessore — perché una terapia così specifica venga negata ai non residenti, quando il principio di reciprocità tra regioni è una prassi consolidata del Servizio sanitario nazionale, soprattutto per cure non disponibili nel proprio territorio.
Così come molti valdostani si curano in Piemonte per determinate specialità, perché a me viene negata una possibilità terapeutica che altrove non esiste?

La risposta ricevuta dal CUP prima e dall’URP poi - “siamo una regione a statuto speciale” -  non può essere sufficiente per chi vive con dolore costante, 24 ore su 24, e non ha alternative. Viene spontaneo chiedersi cosa accadrebbe se, improvvisamente, ai pazienti valdostani fosse vietato curarsi a Torino, Ivrea o Biella solo perché “di un’altra regione”.

Ho chiesto che questa decisione venga rivista almeno per terapie come la GAE, che non hanno valide alternative. Alla mia lettera all’assessore ho allegato la documentazione medica che certifica sia i benefici ottenuti in passato sia il peggioramento delle mie condizioni attuali.

Scrivo perché credo che questa non sia solo una questione burocratica, ma una domanda di equità, accesso alle cure e dignità delle persone malate.
Spero che dare voce a questa esperienza possa aiutare a trovare una soluzione, non solo per me.

Cordiali saluti

Lettera firmata

SU