Religio et Fides - 18 gennaio 2026, 06:03

'The Car', 1963- Roy Lichtenstein (1923-1997)

Lettura d'arte domenicale a cura di Don Paolo Quattrone

'The Car', 1963- Roy Lichtenstein (1923-1997)

Ci siamo lasciati alle spalle il tempo di Natale e la festa del battesimo di Gesù ma il Vangelo della seconda domenica del tempo ordinario ci fa tenere lo sguardo sull’evento dell’incarnazione per evidenziare le motivazioni per le quali Gesù si è fatto uomo ed ha voluto immergersi nel corso della storia umana, facendosi battezzare. Siamo aiutati in questo da Giovanni Battista che definisce il cugino come l’Agnello di Dio, immagine che rimanda al libro dell’Esodo a quando il Signore, tramite Mosè, libera il popolo dalla schiavitù egiziana e prima di partire ordina che in ogni casa venga mangiato un agnello ed il suo sangue sia asperso sullo stipite della porta d’ingresso per salvarli dal passaggio dell’angelo della morte. L’agnello è segno di liberazione e se dunque Gesù è definito tale vuol dire che la sua venuta in mezzo a noi ha a che vedere con la libertà. Da cosa ci libera? È sempre il Battista a svelarcelo quando afferma: “Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”. Non parla di peccati al plurale ma al singolare, un peccato che sta alla radice di tutti gli altri. È’ il peccato narrato nel libro della Genesi quando Adamo ed Eva mangiano il frutto dell’albero proibito. L’uomo e la donna disobbediscono al comando divino perché il demonio va a far leva su un punto debole che tutti possediamo: il sospetto che Dio non sia dalla nostra parte, il dubbio che Egli non parli ed agisca per il nostro bene. Gesù si fa uomo, si immerge nel flusso della storia per rassicurarci, per rivelarci che Dio è dalla nostra parte e quindi non abbiamo ragione per dubitare delle sue intenzioni. Il Signore viene a liberarci dal sospetto su Dio, dal credere che si tratti di un burbero che non sai mai come possa reagire. Tutti, chi più chi meno, ci portiamo dentro questa immagine che rischia di non renderci liberi, di farci vivere male la fede o di rischiare di abbandonarla. Gesù ci viene incontro come un agnello, immagine di docilità, per svelarci un Dio diverso, non irascibile ed inavvicinabile bensì innamorato di noi e desideroso di relazionarsi con tutti; non è un padrone ma un Padre del quale possiamo sempre fidarci. Sia nel passato che nel presente c’è invece il rischio di vivere male il rapporto con il divino. La vita di fede e di preghiera possono ridursi a schiavitù invece di essere un motivo per trovare pace, speranza e sostegno. Al tempo della venuta di Gesù sulla terra la religiosità ebraica aveva smarrito la bellezza di credere in Dio. Rischiamo di farlo anche noi oggi dove preghiera, riti e celebrazioni possono essere vissute come un modo per tenerlo buono, per guadagnarci la sua stima anziché viverlo come un’occasione per godere della sua presenza ed amicizia. Giovanni Battista parlando di Gesù, dell’Agnello di Dio, afferma: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui”. Si tratta dello Spirito Santo, dell’energia vitale e creativa divina; l’immagine della colomba rimanda alla creazione quando lo Spirito aleggiava sulle acque. Gesù è venuto ad inaugurare una nuova creazione, a ricreare un nuovo rapporto tra Dio e umanità, a scardinare sospetti, diffidenze, è venuto a ripulire l’immagine del Padre da tutte quelle false immagini che ci siamo creati e che deturpano e sfigurano il suo volto d’amore. Tocca ora a ciascuno di noi domandarci: com’è il mio rapporto con Dio? Credo che sia sempre dalla mia parte e che lasciarmi portare per mano da Lui non sia un pericolo ma un bene? Quando saliamo su un autobus, su un treno, un aereo o in macchina con qualcuno che guida dubitiamo delle sue intenzioni?

Ci fidiamo altrimenti non saliremmo. Dovrebbe essere così anche con il Signore, se ci diciamo cristiani dovremmo fidarci di Lui. The Car è un’opera del 1963 di Roy Lichtenstein (1923-1997), un esponente della Pop Art dove nell’arte entrano immagini legate al mondo del mercato e del consumismo. Nell’opera in questione c’è una donna al volante, sfidando i ruoli di genere di quegli anni e anche di oggi, lanciata a tutta velocità sicura di sé mentre l’uomo accanto sembra dubitare o perlomeno pare chiedersi: c’è da fidarsi?

Così siamo noi con Dio, pensiamo di dover sempre condurre noi perché forse, in fondo crediamo che sia meglio così. La vita di fede invece, tanto più quando ci sentiamo disorientati o instabili, implica saper cedere ogni tanto il volante alla Trinità nella fiducia che sappia condurci davvero verso il bene.   

-----------------------------------------------------------------------------------------

Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it

SU