Religio et Fides - 30 novembre 2025, 06:03

'Ragazza afgana', 1984, Steve McCurry (1950)

Lettura d'arte domenicale a cura di Don Paolo Quattrone

'Ragazza afgana', 1984, Steve McCurry (1950)

Tutte le letture ci rimandano al tema del camminare, l’Avvento che inizia è un cammino verso il Natale, la vita stessa è percorrere una strada dove a volte ci si perde ed altre ci si inoltra su vie buone. Inauguriamo questo tempo liturgico con una domanda: io verso dove sto camminando? È bene sapere che nell’esistenza e nella vita spirituale non si sta mai fermi o si procede o si regredisce, o ci si avvia verso sentieri di luce oppure ci si perde in vie tenebrose. Verso quale direzione mi sto muovendo? La prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia si conclude così: “camminiamo nella luce del Signore”. L’Avvento è un appuntamento che ci viene offerto annualmente per ricordarci che Dio è la vera luce che rischiara le nostre tenebre, che mai si spegne e mai ci abbandona ma c’è da chiedersi: io la seguo? Lo posso capire da due indicatori: se trovo ogni giorno il tempo per pregare, per incontrarmi con il Signore e questo serve a mettermi sotto la sua luce per guardare con altri occhi ciò che vivo, per ricordarmi che anche nei momenti bui possiedo una luce divina che mi accompagna e che non mi fa mai sentire solo. Secondo indicatore è se cerco, pur tra gli ostacoli e gli insuccessi, di mettere in pratica il Vangelo e ciò che Gesù ha insegnato con il suo esempio. Vi evidenzio due passaggi del salmo 121: Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore!”. Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! Verso dove sono rivolti i miei piedi? Cosa sto davvero cercando e quali obiettivi ho? I miei sforzi sono tutti volti al mondo materiale? Ad accrescere il mio io, il mio benessere, il mio potere? Alla fine del salmo leggiamo: Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su di te sia pace!”. Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene. Sovente non siamo in pace perché preoccupati e protesi con affanno verso realtà puramente terrene che diventano anche occasioni per farci guerre. Troppo spesso ci angustiamo per questioni secondarie dando la precedenza al superfluo e dimentichiamo le vere priorità e responsabilità. San Paolo dalla seconda lettura ci invita a camminare nella luce: “La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce”, suggerendoci alcuni aspetti concreti: “Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo”. A cosa e a chi dedico più tempo? È fondamentale chiederselo per capire cosa mi sta più a cuore! So dedicarmi al bene e al bello? Quali mie abitudini sono sane e quali no? Quali mi ottenebrano e quali invece mi edificano? Sovente diciamo di essere di corsa ed affannati però poi ci perdiamo in insulsaggini, torniamo perciò a vivere con qualità il tempo che ci è dato vivere. Il brano di Vangelo infine ci ricorda che in ogni periodo storico c’è il rischio di perdersi nell’egoismo, nell’indifferenza verso gli altri e verso Dio, sguazzando dentro cattive abitudini e vizi che non ci portano da nessuna parte se non a perderci e ad imbruttirci. Per l’Avvento, a commento delle letture della domenica, ho pensato di proporvi degli scatti fotografici perché immortalando la realtà hanno la capacità di svelarci che in essa vi è una bellezza, una luce che a volte ci sfugge. Iniziamo con una delle immagini più celebri, realizzata dal fotografo contemporaneo statunitense Steve McCurry (1950) durante un viaggio in Afghanistan, si tratta di Sharbat Gula una ragazza conosciuta in un campo profughi. Innumerevoli sono gli uomini e donne che ha fotografato con l’intento preciso di aiutarci a cogliere che in ogni volto umano, di ogni luogo della terra, indipendentemente dalla condizione sociale, economica e culturale si cela una luce profonda. Lui stesso afferma: “La maggior parte delle mie foto è radicata nella gente. Cerco il momento in cui si affaccia l’anima più genuina, in cui l’esperienza s’imprime sul volto di una persona. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me”. Ciò che colpisce, della foto in questione, sono gli occhi che ci fissano e che possiedono un’intensa brillantezza data non solo dal loro colore ma da una luminosità che traspare in lei. Ciascuno possiede una luce dentro di sé, chiediamoci se la stiamo seguendo o se l’abbiamo smarrita perché persi a cercare altro.   

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it

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