È morto a Miami dove viveva da anni Franco Chamonal, aveva 85 anni e il suo è stato uno dei nomi che hanno segnato una lunga e controversa stagione della storia del Casinò de la Vallée di Saint-Vincent. Manager e uomo d'affari valdostano, croupier eccezionalmente abile, scaltro e lungimirante, Chamonal fu per anni ai vertici della gestione della Casa da gioco valdostana e protagonista, insieme a Paolo Giovannini (che oggi ha 88 anni e vive ad Aosta) e Bruno Masi (morto per un arresto cardiaco nei primi anni 2000) di una fase che tra gli anni Settanta e Ottanta vide il Casinò raggiungere dimensioni e risultati economici di primo piano, ma anche finire al centro di una delle più clamorose inchieste giudiziarie della storia valdostana.
Nato nel 1941, Chamonal aveva costruito gran parte della propria carriera nel mondo delle Case da gioco. Dopo la lunga esperienza a Saint-Vincent, ai tempi in cui la gestione era in mano ai conti Zorli e Cotta, insieme a Paolo Giovannini aveva esteso i propri interessi anche in Francia, acquisendo partecipazioni nel Casinò di Chamonix (dove entrambi avevano lavorato come croupier) e successivamente in quello di Beaulieu. All'inizio degli anni Ottanta tornò ad avere un ruolo centrale a Saint-Vincent, come amministratore delegato della Sitav, la società che gestiva i giochi tradizionali della casa da gioco valdostana.
Il suo nome resta inevitabilmente legato alla notte di San Martino del novembre 1983, quando una vasta operazione giudiziaria travolse il Casinò e una parte del sistema politico e amministrativo valdostano. Chamonal fu tra gli arrestati nell'inchiesta che aprì una lunghissima stagione processuale e politica, destinata a lasciare un segno profondo nella storia della Valle d'Aosta.
Fu una vicenda complessa, con numerose imputazioni, posizioni differenti e successive pronunce giudiziarie, che per anni occupò le cronache nazionali e i lavori del Consiglio Valle. Nel febbraio 1989, discutendo proprio delle conseguenze dell'inchiesta sul Casinò, l'assemblea regionale tornò diffusamente sul ruolo svolto in quegli anni da Chamonal, Masi e Giovannini, riconoscendone comunque la volontà di trasformare Saint-Vincent in una 'piccola Montecarlo' e di esserci quasi riusciti.
La figura di Chamonal, tuttavia, non scomparve con quella stagione. A distanza di oltre trent'anni il suo patrimonio di esperienza nel settore del gioco tornò ad essere preso in considerazione dalla stessa Regione. Nel luglio 2015, presentando la nuova governance del Casinò, l'allora assessore regionale alle Finanze Ego Perron annunciò infatti che la nuova gestione si sarebbe avvalsa della collaborazione di Franco Chamonal e Paolo Giovannini, entrambi ex dirigenti Sitav. "Mi sembra importante fare tesoro di queste importanti esperienze", aveva spiegato Perron annunciando la loro disponibilità a collaborare con la società.
Un ritorno, almeno sotto forma di consulenza e collaborazione, che testimoniava quanto Chamonal fosse rimasto legato al mondo delle Case da gioco e in particolare a quella di Saint-Vincent, della quale aveva conosciuto dall'interno gli anni di maggiore espansione ma anche quelli della più grave crisi giudiziaria.
Con la sua morte scompare dunque uno degli ultimi protagonisti diretti di una stagione irripetibile e controversa del Casinò de la Vallée, un periodo nel quale la Casa da gioco rappresentava non soltanto una delle principali realtà economiche valdostane, anzi probabilmente la principale, ma anche uno dei centri attorno ai quali ruotavano politica, affari, potere e 'malaffari' nella Valle d'Aosta di quegli anni.


pa.ga.



