Sport | 09 gennaio 2026, 07:13

Quando la montagna racconta; la scoperta che accompagna le Olimpiadi

La straordinaria scoperta di un fotografo; nel cuore dello Stelvio riemergono migliaia di orme di dinosauri. Un regalo alla vigilia delle Olimpiadi

La prima immagine inviata alla Soprintendenza competente da Elio Della Ferrera, scopritore del nuovo sito paleontologico. Scattata il 14 settembre scorso, inquadra il cosiddetto “strato 0”, che affiora sulle pareti alte delle Cime di Plator. Solo qui si contano circa duemila orme fossili, in gran parte riferibili a dinosauri prosauropodi. Foto di Elio Della Ferrera, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).Fonte https://www.finestresullarte.info/archeologia/triassic-park-allo-stelvio-migliaia-di-orme-di-dinosauri-emergono-sulle-alpi

La prima immagine inviata alla Soprintendenza competente da Elio Della Ferrera, scopritore del nuovo sito paleontologico. Scattata il 14 settembre scorso, inquadra il cosiddetto “strato 0”, che affiora sulle pareti alte delle Cime di Plator. Solo qui si contano circa duemila orme fossili, in gran parte riferibili a dinosauri prosauropodi. Foto di Elio Della Ferrera, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).Fonte https://www.finestresullarte.info/archeologia/triassic-park-allo-stelvio-migliaia-di-orme-di-dinosauri-emergono-sulle-alpi

Mentre la Valtellina si prepara ad accogliere il mondo per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, che prenderanno ufficialmente il via il 4 febbraio 2026, la montagna ha deciso di anticipare lo spettacolo restituendo un segreto rimasto nascosto per 210 milioni di anni.

Nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, tra Livigno e Bormio, è stato identificato uno dei più vasti e sorprendenti siti paleontologici d’Europa: migliaia di orme di dinosauri, perfettamente conservate, affiorate su pareti di dolomia che oggi si ergono quasi verticali ma che un tempo erano il suolo di una piana di marea tropicale.

Una scoperta che non solo arricchisce il patrimonio scientifico italiano, ma che arriva in un momento simbolico: mentre ci prepariamo a raccontare lo sport, la montagna ci ricorda che la sua storia è molto più antica di qualunque competizione.

Tutto è iniziato il 14 settembre scorso.

Il fotografo naturalista Elio Della Ferrera, impegnato a immortalare cervi e gipeti nella Valle di Fraele, ha notato strane incisioni su una parete rocciosa. Non erano fratture, né segni di erosione: erano impronte. Grandi, profonde, alcune larghe fino a 40 centimetri, con dettagli incredibili — dita, artigli, curvature del passo. Della Ferrera ha scattato, ingrandito, confrontato. Poi ha inviato le immagini al paleontologo Cristiano Dal Sasso del Museo di Storia Naturale di Milano e alla Soprintendenza. Da quel momento, la scoperta ha preso una direzione che nessuno avrebbe potuto immaginare. Quella che oggi appare come una parete verticale era, nel Triassico Superiore, una distesa fangosa affacciata sulle acque calde dell’Oceano Tetide. I movimenti tettonici che hanno sollevato e piegato le Alpi hanno trasformato quel suolo in un archivio geologico perfettamente leggibile. Le prime analisi indicano che le impronte appartengono ai Prosauropodi, grandi erbivori dal collo lungo, antenati dei giganti del Giurassico come il Brontosauro. Animali che potevano raggiungere i dieci metri di lunghezza, dotati di artigli appuntiti — gli stessi che oggi ritroviamo impressi nella roccia.

Un’immagine potente: branchi di dinosauri che attraversano una piana tropicale dove oggi sciano atleti olimpici e camminano escursionisti.

La presentazione ufficiale del sito — ribattezzato dai ricercatori “Triassic Park” — è avvenuta a Palazzo Lombardia. Il presidente della Regione, Attilio Fontana, ha definito la scoperta “un regalo che la storia fa alle Olimpiadi”, sottolineando come questo ritrovamento possa diventare un nuovo polo di attrazione culturale e scientifica per il territorio.

E in effetti, mentre il mondo guarda alle piste, alle infrastrutture e alle sfide sportive, la montagna ha scelto di raccontare un’altra storia; quella di un passato remoto che riaffiora proprio quando l’attenzione internazionale è più alta.

Da un lato, le Olimpiadi portano attenzione globale, investimenti, persone, energie. Dall’altro, questa scoperta offre un contenuto culturale e scientifico unico, capace di arricchire l’immagine del territorio proprio nel momento in cui sarà sotto i riflettori del mondo.

Le impronte dei dinosauri ricordano che le Alpi non sono solo un luogo di competizione, ma un patrimonio naturale e storico straordinario. E le Olimpiadi, a loro volta, offrono alla scoperta una vetrina internazionale che nessun museo potrebbe garantire. È una coincidenza felice, un incastro perfetto. La storia più antica che si intreccia con l’evento più moderno.

E forse è proprio questo il messaggio più forte perché, quando il territorio viene rispettato, studiato e raccontato, sport e scienza non si escludono. Si sommano. Si rafforzano. E mostrano al mondo un’Italia capace di custodire il passato e, allo stesso tempo, di costruire il futuro.

red.laprimalinea.it